venerdì, ottobre 20, 2006

CORTE COSTITUZIONALE: IN TRIBUNALE L'IMPUTATO PUO' SCEGLIERE LA LINGUA CHE VUOLE INDIPENDENTEMENTE DAL GRUPPO ETNICO D'APPARTENENZA

Con l'ordinanza n. 337 dell'11 ottobre 2006 la Corte costituzionale ha confermato la norma d'attuazione sull'uso della lingua nei tribunali in quanto

"«la facoltà di scelta della lingua del processo come lingua diversa da quella materna, attribuita all'imputato dall'art. 17 d.P.R. n. 574 a chiusura della disciplina generale, raccorda […] la tutela dell'imputato, quale appartenente alla minoranza linguistica, alla tutela connessa alla garanzia, prevista dall'art. 24 Cost., del diritto di difesa anche come difesa tecnica» (sentenza n. 16 del 1995);"

Ha respinto quindi l'istanza della sezione di Merano del Tribunale di Bolzano che avrebbe voluto che l'imputato fosse vincolato per la lingua al gruppo linguistico di appartenenza.

mercoledì, ottobre 11, 2006

IL MINISTRO DELL'INTERNO AMATO SULLA COMUNITA' DI LINGUA ITALIANA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN ASSEMBLEA 3/00321 CAMERA
TESTO ATTO

Atto Camera
Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-00321
presentata da
IGNAZIO LA RUSSA
martedì 10 ottobre 2006 nella seduta n.050
LA RUSSA, HOLZMANN, AIRAGHI, ALEMANNO, AMORUSO, ANGELI, ARMANI, ASCIERTO, BELLOTTI, BENEDETTI VALENTINI, BOCCHINO, BONGIORNO, BONO, BRIGUGLIO, BUONFIGLIO, BUONTEMPO, CASTELLANI, CASTIELLO, CATANOSO, CICCIOLI, CIRIELLI, CONSOLO, GIORGIO CONTE, CONTENTO, GIULIO CONTI, COSENZA, DE CORATO, FILIPPONIO TATARELLA, GIANFRANCO FINI, FRASSINETTI, FOTI, GAMBA, GASPARRI, GERMONTANI, ALBERTO GIORGETTI, LAMORTE, LANDOLFI, LEO, LISI, LO PRESTI, MANCUSO, MARTINELLI, MAZZOCCHI, MELONI, MENIA, MIGLIORI, MINASSO, MOFFA, MURGIA, ANGELA NAPOLI, NESPOLI, PATARINO, PEDRIZZI, ANTONIO PEPE, PERINA, PEZZELLA, PORCU, PROIETTI COSIMI, RAISI, RAMPELLI, RONCHI, ROSITANI, SAGLIA, SALERNO, GARNERO SANTANCHÈ, SCALIA, SILIQUINI, TAGLIALATELA, TREMAGLIA, ULIVI, URSO e ZACCHERA.
- Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il 21 settembre 2006 il Parlamento austriaco ha approvato un ordine del giorno che prevede l'inserimento, nel preambolo della nuova Costituzione, che dovrà essere approvata dal nuovo Parlamento nei prossimi mesi, di una specifica norma relativa alla funzione di tutela che l'Austria dovrà esercitare nei confronti del territorio della provincia di Bolzano;
questa iniziativa trae origine da una petizione promossa dagli Schützen dell'Alto Adige, che costituiscono la componente più estremista della popolazione di lingua tedesca, a loro volta ispirati, in questa azione, dall'onorevole Kohl, Presidente del Parlamento austriaco, alla quale hanno aderito i sindaci dell'Alto Adige eletti nella Südtiroler Volkspartei;
tale iniziativa parlamentare, secondo gli interroganti, mette in luce l'aperta diffidenza dell'Austria nei riguardi dell'Italia;
l'Italia ha dimostrato, nei fatti, di rispettare e di superare largamente l'accordo di Parigi, concedendo all'Alto Adige un'autonomia invidiata in tutta Europa, che ha consentito un grande sviluppo e benessere alla comunità di lingua tedesca, ma che ha avuto riflessi negativi sulla popolazione di lingua italiana, che, da trent'anni, registra un progressivo, costante e consistente calo;
l'Italia ha, invece, un debito nei confronti della reale minoranza dell'Alto Adige, quella italiana, che non ha alcuna tutela specifica e che è ostaggio dei numeri soverchianti della Südtiroler Volkspartei in consiglio provinciale, dove la Stella alpina detiene la maggioranza assoluta;
lo statuto di autonomia, secondo gli interroganti, è stato concepito esclusivamente per tutelare la comunità di lingua tedesca e, in subordine, quella ladina, ignorando totalmente la vera minoranza territoriale, vale a dire quella italiana, che chiede da anni un'adeguata attenzione da parte del Governo e sostanziali modifiche allo statuto, così da riequilibrare gli enormi svantaggi che si sono determinati anche con la legislazione provinciale nelle specifiche materie di competenza -:
quali opportune iniziative intenda promuovere il Governo, alla luce di quella che agli interroganti appare come un'aperta diffidenza dimostrata dal Parlamento austriaco, per tutelare adeguatamente la comunità di lingua italiana in Alto Adige.
(3-00321)


Stenografico Aula in corso di seduta
Seduta n. 51 dell'11/10/2006

(Iniziative per un'adeguata tutela della comunità italiana in Alto Adige - n. 3-00321)
PRESIDENTE. Il deputato Holzmann ha facoltà di illustrare l'interrogazione La Russa n. 3-00321 di cui è cofirmatario.

GIORGIO HOLZMANN. Signor Presidente, signor ministro, il nostro gruppo, attraverso la presentazione dell'interrogazione in oggetto, ha espresso tutte le proprie perplessità in ordine ad un'iniziativa del Parlamento austriaco tesa ad introdurre, nella Costituzione di quel paese, una specifica tutela per il territorio della provincia di Bolzano.
Tale iniziativa è stata preceduta, qualche mese prima, da una petizione promossa proprio dal presidente del Parlamento austriaco, l'onorevole Kohl, sottoscritta non solo dalle compagnie degli Schützen della provincia di Bolzano e del Tirolo austriaco, ma anche da tutti i sindaci della Südtiroler Volkspartei della provincia di Bolzano (110 su 116).
In detta petizione si ipotizzava, addirittura, un ricorso all'autodeterminazione soltanto per le popolazioni di lingua tedesca e ladina dell'Alto Adige, mentre si ignora quale destino avrebbe dovuto subire, in tale eventualità, la comunità di lingua italiana.
Noi siamo preoccupati dall'atteggiamento austriaco...

PRESIDENTE. Si avvii a concludere!

GIORGIO HOLZMANN. ... che dimostra, con questo atto concreto, scarsa fiducia nei confronti sia dell'Italia, sia del suo Governo, dopo un'autonomia trentennale che ha premiato soprattutto la comunità di lingua tedesca.

PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, Giuliano Amato, ha facoltà di rispondere.

GIULIANO AMATO, Ministro dell'interno. Onorevole Holzmann, le rispondo aderendo a ciò che lei ha inizialmente detto: l'iniziativa avviata dall'allora Presidente dell'Assemblea del Parlamento austriaco, l'onorevole Kohl, certamente non è piaciuta a nessuno; non è piaciuta neanche a molti austriaci, per la verità.
Lavorandoci sopra ed approfondendo il contesto e le prospettive, sono giunto alla conclusione provvisoria (come tutte le conclusioni che riguardano la politica) che tale risoluzione ha scarsissime prospettive di cambiare veramente la Costituzione austriaca, per una ragione molto semplice.
Credo infatti che, nel Parlamento austriaco, nessuno se la sentirebbe di far approvare un testo nel quale si attribuisca all'Austria, unilateralmente, la tutela di una minoranza austriaca o di lingua tedesca al di fuori dei confini di tale paese. La clausola è espressa in termini di reciprocità, poiché riconosce agli Stati terzi un'analoga tutela nei confronti delle minoranze presenti in Austria (mi riferisco, fondamentalmente, agli sloveni della Carinzia). Dubito profondamente, quindi, che il Parlamento austriaco arriverà mai ad approvare un provvedimento nel quale si riconosce a paesi terzi una tutela su minoranze esistenti in Austria.
Pertanto, come autorevolissime persone mi hanno sottolineato in Austria, è da ritenere che tale atto crei un gran trambusto politico, ma pochi cambiamenti giuridici (il che è bene).
Lei, onorevole Holzmann, ha tuttavia ragione, poiché ha messo in evidenza, sul piano politico, tensioni e propensioni che vanno fronteggiate e con le quali occorre fare i conti. Noi siamo lealissimi allo statuto della regione considerata ed al patto De Gasperi-Gruber che sta alla base di tale statuto, ma ne rivendichiamo il carattere di soluzione del problema, poiché tale è stata definita anche quando si incontrarono il nostro ed il loro Presidente della Repubblica.
Nella sua interrogazione, onorevole Holzmann, lei pone inoltre il problema di quella che è diventata la minoranza nella provincia in questione, vale a dire la comunità di lingua italiana. Non c'è dubbio che gli italiani di lingua italiana debbano abituarsi al bilinguismo, poiché non si può vivere in una provincia nella quale esiste un gruppo maggioritario di lingua diversa pretendendo di imporre a tutti l'uso dell'italiano. Abbiamo avuto difficoltà e continuiamo ad averne nell'accettare questa regola di vita, con tutto quello che comporta in termini di cambiamento. Detto ciò, e accettato anche il principio della proporzione linguistica che gioca a vantaggio della maggioranza, dovremmo adoperarci perché sia utilizzato con intelligenza, facendo in modo che la mera miglior conoscenza della lingua non sostituisca qualità essenziali a coprire posizioni, soprattutto, di vertice.
Quello che circola tra i nostri concittadini di lingua italiana, il destino di vice, ha qualche senso tutte le volte che si ha la sensazione di essere pretermessi esclusivamente per ragioni linguistiche.
La saggezza di che governa la provincia e l'impulso di chi ha interesse possono essere molto utili a migliorare le cose.

PRESIDENTE. Il deputato Holzmann ha facoltà di replicare.

GIORGIO HOLZMANN. Signor Presidente, signor ministro mi dichiaro sostanzialmente soddisfatto della sua risposta.
Al riguardo, anche se lei ha tentato di sdrammatizzare il problema, riteniamo che sia un fatto piuttosto singolare e grave che un Parlamento si sia espresso in questi termini. Ciò nondimeno, ci interessa il rispetto delle regole nella nostra terra. Lei ha fatto riferimento all'accordo De Gasperi-Gruber e allo statuto che noi rispettiamo, così come noi rispettiamo gli obblighi che discendono dallo stesso, primo fra tutti quello del bilinguismo che non viene messo in discussione da nessuno in provincia di Bolzano. Ciò che, invece, ci preme sottolineare è il fatto che, dopo trent'anni dal varo dello statuto di autonomia, l'unica comunità che è diminuita è quella di lingua italiana. È diminuita del 30 per cento: non voglio dire che ciò sia responsabilità esclusiva della gestione del potere locale, ma in gran parte lo è, dal momento che si tratta di una gestione del potere soprattutto etnica, con leggi studiate apposta per favorire la comunità di lingua tedesca e svantaggiare quella di lingua italiana (potrei citare una decine di esempi al riguardo) o addirittura leggi ad personam.
Purtroppo, la potestà legislativa della provincia non sempre si sviluppa e si dispiega nell'interesse di tutti i gruppi linguistici ed i dati numerici, purtroppo, ci danno ragione.
Forse la saggezza non basta, signor ministro. Lei si è appellato giustamente a questa, ma forse servono anche delle regole nuove!
Lo statuto di autonomia è stato concepito e realizzato per tutelare la comunità di lingua tedesca a suo tempo. Ci si è dimenticati della comunità di lingua italiana che, oltretutto, nella modifica del quadro, da regionale a provinciale, è diventata effettivamente l'unica vera minoranza. Forse, una discussione approfondita, seria e serena con un confronto fra tutte le parti su un nuovo statuto di autonomia potrebbe finalmente aprire le porte a quella pacifica convivenza che, molto spesso, viene invocata, ma, che, in realtà, non si è ancora completamente realizzata.