domenica, gennaio 30, 2011

Alto Adige 29 GENNAIO 2011

L’INTERVENTO
Caso Bondi: un’azione talebana
ANDREA DI MICHELE
In realtà, in quello e in altri simboli del ventennio, non è rappresentata la nazione ma il fascismo e cioè quanto di peggio l’Italia abbia prodotto nella sua storia. Ma pare che in molti, da una parte e dall’altra, non riescano più a cogliere la differenza. La strada ora è aperta alle peggiori elucubrazioni di pancia e qualcuno, con supremo sprezzo del ridicolo, si porta avanti, definendo niente meno che «totalitario» il «regime» dell’Svp e quindi non troppo diverso dal tanto criticato fascismo... Lo si poteva, anzi lo si doveva immaginare che le reazioni sarebbero state queste. Se l’accordo di questi giorni avesse impegnato formalmente lo Stato a trovare rapidamente soluzioni condivise da discutere insieme agli enti locali, oggi saremmo qui tutti a festeggiare. Sarebbe potuto nascere immediatamente un tavolo di confronto, con scadenze precise e senza preclusioni sulle soluzioni da adottare. Era questa, del resto, la strada che a Bolzano pareva ormai intrapresa. Nel corso degli ultimi anni erano arrivati da più parti segnali di disponibilità a risolvere la querelle. Il dibattito sviluppatosi nella società civile e nelle istituzioni aveva fatto maturare la consapevolezza che un intervento fosse doveroso, anche, ma non solo, per eliminare occasioni di strumentalizzazione politica da parte di chi ancora utilizza quei simboli, per identificarcisi acriticamente o per accusare indistintamente. Ma era emerso da più parti che la soluzione giusta andava ricercata attraverso un confronto e una presa di coscienza della popolazione e aggiungendo e non togliendo. Aggiungendo informazioni e conoscenza attorno a un passato tutt’altro che fulgido e ai segni che ci ha lasciato e non certo prendendo lo scalpello per rimuoverli. Adesso, invece, a Roma hanno accolto la proposta di una Svp sempre più ostaggio della destra, decidendo che il duce a cavallo sarà tolto. È un errore, nel metodo e nel merito. Nel metodo perché impedisce che siano la città, i suoi abitanti e la sua amministrazione a trovare insieme una soluzione, a concludere un cammino che negli ultimi anni aveva visto tutti fare dei passi avanti. Una soluzione condivisa avrebbe disinnescato per sempre la bomba dei simboli. La loro rimozione imposta dall’alto, invece, non fa che spostarla, magari in un museo, con il rischio che prima o poi ci scoppi ancora tra le mani. Le nevrosi non si guariscono con la rimozione del trauma, ma piuttosto confrontandosi consapevolmente con esso.
È un errore nel merito, perché attraverso un’operazione intelligente e coraggiosa, piazza Tribunale e l’enorme bassorilievo potevano diventare un efficacissimo pezzo di uno straordinario museo all’aria aperta, capace di mostrare cosa sia stato il fascismo molto meglio di qualsiasi libro o discorso. E poi, una volta rimosso, il bassorilievo di Piffrader che fine mai potrà fare? A meno che non lo si voglia far marcire in un deposito, bisognerà trovargli una sistemazione adeguata, tenendo conto che si tratta di un manufatto enorme, che per essere esposto necessiterebbe di spazi giganteschi. Sarebbe il colmo che per «depotenziare» il duce gli si costruisse un apposito museo, dandogli quell’importanza e quella centralità che neppure la città costruita dal fascismo gli aveva assegnato. Il duce che diventa un «pezzo da museo» non vedrebbe diminuita, ma piuttosto accresciuta, la propria carica simbolica.
Non si tratta di difendere gli italiani e i loro simboli, ma di mostrare che la società e la politica possiedono quel minimo di maturazione civile e di consapevolezza culturale che consentono di accettare la sfida che il fascismo di pietra ancora ci muove, evitando scorciatoie talebane. Ed è una sfida che riguarda noi cittadini dell’Alto Adige e non certo Bondi: a lui bastano i crolli di Pompei e le sue poesie ad assicurargli il posto che merita nella storia e nella cultura.

giovedì, gennaio 27, 2011

ALTO ADIGE * 27 gennaio 2011

E’ LA FINE DELLE ILLUSIONI
di Paolo Campostrini


Su un foglio vergato nella semioscurità di qualche anfratto del Transatlantico viene, in un colpo solo, sancita la fine dell’autonomia intesa come tavolo territoriale di soluzioni condivise, defenestrato il centrodestra altoatesino dal suo ruolo di tradizionale portatore delle istanze nazionali e identitarie, ridotta in cenere la sua credibilità e anche quella di questo governo quale interlocutore
affidabile nelle questioni che ci riguardano, polverizzato il ruolo di Bolzano come laboratorio di una
possibile fuoriuscita «storicizzata » dalle tensioni del Novecento.
Siamo senza parole.
Come lo è, immaginiamo, anche la Biancofiore. Voleva un tricolore in ogni maso ma è proprio il suo ministro a muoversi come il padrone della Stube. Che cammina con gli scarponi chiodati nella cristalleria dei monumenti, barattando un percorso appena avviato tra italiani e tedeschi sul filo delle rispettive sensibilità simboliche per un paio di voti, neppure indispensabili.
Così, giusto per arraffare.
E’ un brutto giorno per tutti noi, altoatesini e sudtirolesi.
Lo è anche per la Südtiroler Volkspartei. Perché se volevamo lasciarci alle spalle duci e fasci, dovevamo farlo qui, a casa nostra, insieme.
Svp e Pd, Pdl e Verdi. Sindaco e Landeshauptmann (il presidente della provincia Luis Durnwalder).
Lo ha fatto Bondi che non sa nulla di noi. Lo ha fatto l’Svp che invece sa tutto ma che non ha saputo, una volta di più, sfuggire al suo ancestrale riflesso condizionato, quasi una ferita antropologica che la spinge a intascare ogni assegno, anche se frutto di denaro riciclato.
Per questo l’ accordo è un fallimento. Perché doveva nascere a Bolzano. Non si tratta di proteggere politicamente (semmai culturalmente) simboli derelitti, qui nessuno difende Mussolini:
si tratta semplicemente di difendere la libertà di liberarcene da soli. Gli italiani (e i tedeschi) meritavano di più.
Per questo l’amarezza è palpabile.
Drammaticamente nel Pdl. Ma evidente anche nel Pd. Che una intesa su questo terreno inseguiva da anni. Ma non una resa. Storicizzare il Monumento era un percorso avviato e in questo Bondi non ha aggiunto nulla.
Ma svellere un marmo è un’operazione brutalmente simbolica.
Che rompe una tregua e spezza una speranza di condivisione. Che proprio per la sua valenza materica potrebbe tradursi per l’Svp in una vittoria di Pirro. Perchè Durnwalder, e la Thaler e Brugger e tutti quelli che ora gioiscono, potranno vendersi questa estorsione politica come un successo nelle loro ridotte di valle minacciate dai Freiheitlichen, ma produrrà nella società altoatesina e sudtirolese più consapevole un vulnus quasi irreparabile e negli altoatesini meno moderati uno spirito di rivalsa difficilmente sanabile. Le ferite resteranno aperte, il dibattito sui simboli sostituirà ancora per anni quello sulle cose.
Ma c’è di più.
Ora sappiamo di essere soli. Bolzano non ha più padri (quelli dell’autonomia del secolo scorso) e neppure padrini (il governo Berlusconi).
Fini e il cavaliere che arringavano le folle sotto la Vittoria sono un’ombra che sfuma nel mito.
Siamo orfani.
Gli italiani dell’Alto Adige sono all’alba di un nuovo giorno dove i compagni di strada saranno la disillusione ideologica e il disincanto politico. Ma è bene così. I partiti italiani dovranno rimboccarsi le maniche, saper produrre un’interlocuzione credibile rispetto all’Svp, fare squadra.
Pdl e Pd, pur nella diversità della tradizione politica e nella disaffinità ideologica, sono chiamati ad individuare terreni condivisi e fare massa critica, per costituirsi polo di interessi se non di culture.
E anche il centrodestra, che esce devastato da questa vicenda, può trarre una dura lezione.
Roma è lontana anche per loro: Berlusconi pensa ai suoi affari, Bondi al suo dicastero, Fini al suo partito. La Biancofiore non sappiamo cosa potrà dire, Holzmann non potrà che ribadire la necessità di un dialogo con l’Svp ma anche col Pd. Il tempo delle urla è finito. Anche perché nessuno ci ascolta.

mercoledì, gennaio 26, 2011

SALDI DI FINE STAGIONE

Nulla di nuovo sotto il sole: quando un qualsiasi governo è con l'acqua alla gola
o si accinge ad affrontare le elezioni ecco che dal cilindro esce il coniglietto
alpino targato "Suedtiroler Volkspartei" (Partito popolare altoatesino)
che salva la situazione.
Da qui a Pasqua chissà quante volte uscirà il coniglietto.
Il noto motto ARMIAMOCI E PARTITE si adatta molto bene alla situazione
nel senso che ARMIAMOCI sta per
DATECI TUTTO QUELLO CHE VOGLIAMO (il governo alla Volkspartei)
PARTITE sta per UN CALCIO NEL SEDERE al gruppo italiano dell'Alto Adige.

E' un FATTO:

IL FATTO QUOTIDIANO – 26 gennaio 2011
Sfiducia a Bondi, la Svp ha deciso: “Ci asteniamo”
Il governo si arrende alle richieste degli autonomisti: "Rimuoveremo i monumenti fascisti da Bolzano e provincia"
Il contestato monumento alla Vittoria nel centro di Bolzano
I due deputati della Südtiroler volkspartei Karl Zeller e Siegfried Brugger non voteranno la sfiducia al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. A comunicare la decisione dei deputati altoatesini è lo stesso Zeller che al fattoquotidiano.it dice: “Abbiamo ricevuto la garanzia che il governo interverrà sui monumenti fascisti di Bolzano e provincia. Sappiamo che è in viaggio una lettera concordata in cui si spiega quali e quanti saranno gli interventi. E’ per questo che abbiamo deciso di astenerci”.
La decisione è maturata poche ore prima del voto. Fino ad allora la Svp era orientata a votare la sfiducia al ministro e contro di lui aveva speso parole di fuoco. “Sarebbe assurdo votare per un ministro che con il dispendioso restauro del Monumento alla vittoria di Bolzano si è giocato ogni simpatia. Mentre a Roma e Pompei crollano importanti reperti culturali, in Alto Adige si preservano monumenti non amati, come quello della Vittoria, gli ossari e il bassorilievo di Mussolini a Bolzano. Sfiducia sarà”, aveva dichiarato nei giorni scorsi il segretario della Svp Richard Theiner.
Ma a quanto pare il dietrofront del governo sull’annosa questione dei monumenti fascisti di Bolzano ha prodotto i suoi frutti e, ancora una volta nel giro di pochissimo tempo, la volkspartei è passata all’incasso.
Era già successo in occasione del voto di sfiducia su Silvio Berlusconi il 14 gennaio, quando i deputati altoatesini si erano astenuti e avevano salvato il premier in cambio di importanti concessioni fra cui la gestione della parte altoatesina del Parco nazionale dello Stelvio direttamente alla provincia autonoma e la scongiurata chiusura dell’aeroporto di Bolzano.
Ma non parlate di opportunismo politico a Siegfried Brugger. “Non abbiamo mai chiesto favori personali ma solo interventi concreti a favore del territorio. Siamo due deputati su 630 ed è ovvio che il nostro lavoro sia quello di intervenire a favore della nostra comunità”.
Ancora una volta Luis Durnwalder, il presidente della provincia autonomista in carica da 22 anni, ci ha visto giusto. E’ stato lui che per primo ha aperto alla possibilità dell’astensione in Parlamento. “Potremmo anche astenerci – ha detto Durnwalder – a patto che entro il giorno del voto, dunque oggi, arrivino segnali precisi da Bondi. E cioè l’eliminazione della cancellata del Monumento, la realizzazione del museo sul totalitarismo nella parte interrata, l’installazione di tabelle esplicative, la rimozione del bassorilievo del Duce a Cavallo dal palazzo in piazza Tribunale”.
Ora il problema all’ombra delle Dolomiti sarà di capire quali saranno le conseguenze della rimozione dei monumenti sui fragili equilibri di convivenza con la minoranza italiana.
“Le pietre non parlano ed è sbagliato oltre che fuorviante attribuire loro un valore politico”. Questo il commento a Caldo di Alessandro Urzì, consigliere della provincia autonoma di Futuro e libertà. Secondo l’esponente finiano, “non è con la mortificazione reciproca delle comunità italiane e tedesche che si procede sulla strada della convivenza e della coesione sociale”.