venerdì, agosto 19, 2011

PULIZIA ETNICA IN ALTO ADIGE,
PARDON: SÜDTIROL

«Toponimi, necessarie scelte dolorose»

Durnwalder dice che l'ultimo scoglio è una lista di cento nomi. Troverete l'intesa?
«Sono fiducioso. Abbiamo iniziato questo lavoro da due anni e abbiamo già firmato un primo accordo. Anche questa volta credo che arriveremo ad un risultato positivo. Ma io, a differenza di Durnwalder, non voglio parlare nè di numeri nè di cifre».
L'Svp vorrebbe che tutte le frazioni con meno di 100 abitanti fossero indicate solo in tedesco. E vero?
«Non dobbiamo concentrarci sui numeri: noi arriveremo ad un accordo complessivo che, sono convinto, potrà essere anche la base per una legge provinciale sulla toponomastica».
Durnwalder non sembra aver fretta di chiudere. Sta tirando troppo la corda?
«Quando sono convinto che esageri per scherzo gli dico che se continua così gli tradurremo anche il cognome. Così facendo Durnwalder parla alla sua destra ma l'Svp non è l'unica ad avere problemi. Anche noi del Pdl dobbiamo fare i conti con un'ala ostile al compromesso. Quello che dobbiamo fare è tagliare fuori le ali estreme: gli italiani non devono concentrarsi sui 200 nomi che non saranno tradotti ma sui 1.300 che d'ora in avanti lo saranno. Stessa cosa per i sudtirolesi che vedranno rispettate le loro tradizioni. Tenendo fuori gli opposti estremismi possiamo risolvere un problema aperto da anni. Questa vicenda è seguita con grande attenzione anche dalla presidenza della Repubblica».

COMMENTO
Va rispettato il Lavoro dei tecnici
di FABIO GOBBATO


Caro ministro Fitto, non abbia fretta, non si faccia abbagliare dall'allettante prospettiva di un «accordo storico» sui cartelli di montagna. La vera impresa — questa sì storica — sarebbe convincere Durnwalder che l'Svp non perderà le elezioni per 200 nomi italiani in più. E che l'unico compromesso possibile è quello trovato nella commissione paritetica. Del resto è stato approvato da due suoi uomini di fiducia come Ferdinand Willeit e Karl Rainer, non da pasdaran neofascisti. Quello è il limite. Si può scendere di un centimetro (10-20 nomi), non di mezzo metro (50-100). Sotto quella soglia c'è il baratro di tensioni etniche d’altri tempi, per di più in un periodo di grave crisi economica.
Perché non si tratta di Pd o Pdl: la toponomastica è l’unico argomento che unisce tutti i partiti di lingua italiana. Un compromesso al ribasso farebbe prima di tutto infuriare gli altoaesini di comprovata fede autonomistica.Se l’Svp su questo tema non cambierà atteggiamento, accettando davvero il principio dell’«uso» sancito dal vostro primo accordo (che il presidente ha unilateralmente deciso di ignorare), otterrà che in consiglio provinciale, quando si discuterà la legge, per la prima volta dopo 40 anni di autonomia, gli italiani chiederanno di utilizzare il voto separato etnicamente.
Che Durnwalder, smessi i panni del «presidente di tutti», sia pronto a questa eventualità perragioni elettorali lo si è ormai capito. Che un ministro della repubblica si presti al gioco per siglare, costi quel che costi, «l’accordo storico», sarebbe controproducente, se non disastroso, per tutti i cittadini di questa terra, non solo per i suoi colleghi di partito, già «bruciati» dall’altro «accordo storico», quello di Bondi sui monumenti fascisti.
Nella paritetica si è già fatta un’ampia scrematura, tanto che la destra italiana era già pronta a dare battaglia. Nell’intesa che lei ha in mano sono spariti decine di nomi del famigerato prontuario fascista. Willet e Rainer — che il Landeshauptmann, in una delle cadute di stile più rovinose e assurde di questo anno «etnicamente» orribile, ha paragonato a Tolomei — hanno accettato tutti quei toponimi perché internet, cartine topografiche e delibere alla mano—hanno verificato che le dizioni italiane erano in uso. Quali criteri abbiano usato in seguito il presidente e la sua nuova mini-commissione per sbianchettare qualche altro centinaio di nomi non è dato saperlo. Almeno ufficialmente. Le frazioni sotto i 100 abitanti? È un criterio sensato, rispettoso di tutti i cittadini sudtirolesi? Cancelliamo così Stella di Renon (esempio a lei geograficamente vicino in questi giorni)? Togliamo i rifugi che non piacciono all'Alpenverein? O facciamo sparire decine di monti così nominati da migliaia di escursionisti perché non sono «località»?
Spiace davvero dirlo per tutto quello che il Landeshauptmann ha fatto negli ultimi decenni, ma in questo frangente i nuovi Tolomei non sono di certo Willeit e Rainer. Prima di firmare qualsiasi accordo, ministro, si prenda cinque minuti e chiami l’ex presidente dell’A22, uomo Svp non certo filo-italiano e da sempre vicinissimo a Durnwalder. Senta da lui, che nel 2013 non dovrà fare il pieno preferenze, perché ha accettato quel compromesso. Non si tratta di isolare come dice lei gli estremisti dell'una e dell'altra parte.
Ma di far lasciare all’Svp le posizioni estremiste che ha assunto. Rinunciare anche a venti toponimi italiani realmente in uso per compiacere Durnwalder non è un compromesso doloroso, è una follia che si fa beffe non solo dello Statuto, ma anche del buon senso. Mi permetta l'iperbole, ma è «violento» pretendere rinunce dl genere, e masochistico accettarle. «L’uso» è un criterio. Percorrere qualsiasi altra strada è una violazione dell’accordo che porta le vostre firme. Lei questa terra la conosce più di altri suoi colleghi «romani» perché ci viene in vacanza. Ma mi creda, se vivesse qui, sarebbe molto preoccupato.

Dal Corriere dell'Alto Adige di venerdì 19 agosto 2011