lunedì, agosto 23, 2010

AVS: la strada sbagliata
La questione della toponomastica va risolta con l'apporto di tutti e tre i gruppi etnici e non con l'egemonia di un gruppo sull'altro
Bolzano, 27 agosto 2009

trekking.suedtirol: L'AVS torna alle sue radici: al nazionalismo aperto e offensivo. Dagli italiani chiede la rinuncia alle traduzioni dei toponimi tedeschi, le traduzioni tedesche dei toponimi ladini però abbondano, arrivando anche alla cancellazione di diversi toponimi ladini.
I nomi dei luoghi in una sola lingua. Perché no? È un concetto che può essere realizzato. I toponimi dovrebbero rispecchiare una realtà culturale e linguistica piuttosto che un'appartenenza politica o amministrativa. È un concetto che può essere realizzato a condizione che vengano rispettati alcuni principi, di cui l'AVS però non ne ha osservato nemmeno uno. Ci vuole un consenso minimo dei gruppi etnici, visto che siamo una provincia trilingue (che questo fatto piaccia o meno all'AVS) - invece l'AVS ha deciso tutto da solo per tutti nel segno di un'ideologia secondo la quale un gruppo etnico decide sugli altri. Sono inoltre indispensabili equità e coerenza: se come tedesco chiedo agli italiani di rinunciare a toponimi italiani di luoghi non italiani, devo io stesso rinunciare alle traduzioni dei toponimi non tedeschi. L'AVS invece fa esattamente il contrario. Ci vuole infine, come condizione di una convivenza pacifica, il rispetto delle culture presenti nel territorio e nei territori limitrofi. Anche questo manca nel progetto dell'AVS, che stravolge ogni concetto di toponomastica equa e bilanciata facendo dei nomi non uno specchio della realtà culturale, ma di un programma di germanizzazione. Ne è una testimonianza lampante il progetto trekking südtirol (http://trekking.suedtirol.info).Gli italiani devono abituarsi ai nomi tedeschi e non voler tradurre, questo l'abbiamo sentito frequentemente negli ultimi giorni. Può essere, come detto, un punto di vista condivisibile. A patto che questo principio valga in maniera uguale per tutti. Dunque i nostri concittadini tedeschi si abituino ad usare per i posti ladini i toponimi originali ladini e a rinunciare alle traduzioni. E invece no, proprio coloro che si scagliano con il maggiore impeto contro i toponimi-esonimi italiani sono i più assidui traduttori. È una mancanza evidentissima di coerenza. L'AVS così nega moltissime traduzioni italiane e prosegue con la loro cancellazione dal proprio materiale cartografico, ma al contempo per il territorio ladino traduce nel tedesco tutto ciò che in qualche modo è traducibile, storto o meno che risulti. Da un lato i nomi di masi o delle viles generalmente sono solo in ladino, anche perché fortunatamente è difficilissimo tradurli. Ma per il resto l'AVS traduce assiduamente.Così il "Rü de Fojedöra" diventa anche "Hochalmbach", mentre il "Lé de Fojedöra" stranamente è il "Hochalpensee". Il "Rü d'La Pli" porta anche il nome (assurdo) di "Pfarrbach" - il "Rio della Parrocchia" dunque, o il "Rü d'Al Plan" diventa anche "Enneberger Bach" e così via. L'AVS, così contrario agli esonimi italiani, dimostra un'ossessione particolare nel cospargere di esonomi tedeschi un territorio che tedesco non è (salvo indignarsi poi se gli italiani chiedono toponimi italiani per un territorio che italiano non è). Anche davanti alle montagne la furia traduttrice dell'AVS spesso non si ferma, arrivando ad un atteggiamento che è esattamente quello che si critica così aspramente nei concittadini italiani. E in parte peggio, perché ci sono diversi casi dove l'AVS riporta solo il tedesco, con l'eliminazione anche del ladino. C'è così il "Heligkreuzkofel". Il "Sas dla Crusc" ladino intanto non lo trovi. C'è il "Ciaval", che denomina la sporgenza in cima, ma il nome ladino del massiccio stesso manca: l'AVS trova spazio solo per il tedesco.Non è un caso unico, il ladino manca in diversi casi: l'AVS è abbastanza preciso nell'eliminazione degli esonimi italiani e ladini, sciatto nel rispetto del ladino ma di un' insolita diligenza nel riportare esonimi e dizioni tedeschi.La "roda de Pütia" non esiste, esiste solo il "Rundweg Peitlerkofel"; esiste tra Pederü e Al Plan/San Vigilio soltanto il "Talweg", esistono diversi "Weilerweg", ma nessuna "Roda dles viles", esiste il "Mühlenweg" ma non la "Val di Morins", esiste in Fanes solo il "Friedensweg", ma non il "Tru dla pêsc" e tantomeno il "Sentiero della Pace". Oppure esiste il "Kreuzweg Wengen", che per l'AVS non ha nome ladino. C'è a Al Plan/S. Vigilio un "Tru dles liondes de Fanes" che risulta anche "Sagenweg" - stavolta l'AVS ce l'ha fatta a mettere anche il ladino. Ma perché no l'italiano, visto che l'associazione turistica che ha realizzato questo "Tru dles liondes" l'ha realizzato trilingue? Trekking.suedtirol dunque porta avanti un progetto di falsificazione. E di tedeschizzazione.Esiste, all'incontro del territorio marebbano con quello di Braies sulla malga Senes, la Forcela de Riciogogn; ma per l'AVS esiste soltanto la "Seitenbach-Scharte". L'AVS con la sua ossessione di cancellazione dei nomi non tedeschi non si ferma ai confini della nostra provincia. Il rifugio Biella, in terrotrio ampezzano, riporta solo il nome tedesco: Seekofelhütte. Il "Seekofel" stesso riporta due nomi: Quello tedesco e quello marebbano (Sas dla Porta), manca quello ampezzano, sebbene una buona parte della "Croda del Beco" faccia parte del territorio ampezzano. O invece la forcella che da Braies porta sui bellissimi altipiani dei laghi di Fosses. Per l'AVS si chiama soltanto "Fossesser Ridl" - e cancella il "Cocodain" ampezzano. Non solo, l'AVS si inoltra anche in Svizzera, dove il romancio "Müstair" - unico toponimo ufficiale - diventa "St. Maria im Münstertal". Senza "Müstair".Quello dell'AVS dunque è un progetto di falsificazione, un progetto di germanizzazione nutrito da nazionalismo e intolleranza etnica.E a pensare che sarebbe stato così facile rispettare i nomi ladini e realizzare una distribuzione equa e filologicamente fondata degli esonimi: prendere le carte dei parchi naturali, edite dalla Provincia assieme alla Casa Editrice Tabacco, con i toponomi curati da esperti in materia degli Istituti Ladini. Ma l'equità e la correttezza non erano nell'intenzione dell'AVS. L'AVS mira ad altro. L'ex presidente dell'AVS Vonmetz alla radio ha portato l'esempio della Val di Fassa, dove in moltissimi casi l'italiano non c'è. Ed è propria questa la visione distorta. Il criterio per l'AVS è l'assenza dell'italiano, non il rispetto delle culture presenti sul territorio. Se l'AVS trova positivo il modello della val di Fassa, dove la microtoponomastica è in gran parte solo ladina, perché allora in provincia di Bolzano non realizza un progetto con la microtoponomastica solo ladina per il territorio ladino invece di seminare esonimi tedeschi? Chi distribuisce esonimi deve accettare gli esonimi degli altri, altrimenti è una toponomastica a senso unico, con la supremazia di un gruppo etnico sugli altri: un concetto che nel 21esimo secolo dovrebbe finalmente essere superato.Il progetto "trekking.suedtirol" è stato finanziato con soldi pubblici e nell'impressum porta il "Copyright" della Provincia. La politica provinciale dunque ha le sue responsabilità.
Mateo Taibon
Associazione per i popoli minacciati - SudtiroloGesellschaft für bedrohte Völker - Südtirol - Lia por i popui manacês

giovedì, agosto 19, 2010

IN GERMANIA TOPONOMASTICA BILINGUE

Gesetz
über die Rechte der Sorben im Freistaat Sachsen
(Sächsisches Sorbengesetz – SächsSorbG)
Vom 31. März 1999
§ 10
Zweisprachige Beschilderung
(1) Die Beschilderung im öffentlichen Raum durch die Behörden
des Freistaates Sachsen und die seiner Aufsicht unterstehenden
Körperschaften, Anstalten und Stiftungen des öffentlichen
Rechts, insbesondere an öffentlichen Gebäuden, Einrichtungen,
Straßen, Wegen, öffentlichen Plätzen und Brücken, soll im sorbischen Siedlungsgebiet in deutscher und sorbischer Sprache erfolgen.
*********************
LEGGE
sui diritti dei Sorbi nel Libero Stato della Sassonia
Art. 10
Cartellonistica bilingue
La cartellonistica su suolo pubblico degli uffici del Libero Stato della Sassonia nonché di enti, istituzioni e fondazioni di diritto pubblico dallo stesso controllati - in particolare su edifici pubblici, istituzioni, strade, vie, piazze pubbliche e ponti - devono riportare le indicazioni in lingua tedesca e sorba nel territorio di insediamento dei sorbi.

mercoledì, agosto 18, 2010




TOPONOMASTICA ITALIANA IGNORATA NELL'OPUSCOLO SUI MASI ALTOATESINI

Link per scaricare il catalogo: http://www.gallorosso.it/it/mescite-contadine


Fonte: ALTO ADIGE 18 AGOSTO 2010

Nella guida turistica ai masi sono spariti i nomi italiani
Pubblicazione finanziata dalla Provincia: cancellati decine di toponimi di uso comune come Sant'Osvaldo, Sinigo, Castel Roncolo, Rencio

BOLZANO. Cancellazione dei toponimi italiani, con il sostegno finanziario da parte della Provincia autonoma: il Bauernbund - ossia l'Unione agricoltori e coltivatori diretti sudtirolesi - si è affiancato ad Alpenverein Südtirol e associazioni turistiche nella silenziosa offensiva contro la toponomastica ufficiale altoatesina in lingua italiana.
Nell'ultima edizione italiana di "Masi con gusto - Guida ai sapori contadini", stampata con il sostegno del Dipartimento all'agricoltura, turismo, libro fondiario e catasto della Provincia, sono svanite decine di toponimi italiani ufficiali, sostituiti con la sola versione tedesca.
E non si tratta di microtoponomastica, perché, tra gli altri, sono spariti: Colle, Roncolo, Firmiano, Cologna, Sant'Osvaldo, Rencio, Soprabolzano, Collalbo, Longostagno, Auna di Sotto, Novacella, Sinigo, Burgusio, San Valentino alla Muta eccetera.
L'opuscolo, come precisa nell'introduzione il presidente del Bauernbund, Leo Tiefenthaler, "mostra la strada verso l'ospitalità contadina cordiale, le pietanze tradizionali e l'autentico piacere". Si illustrano trentaquattro osterie alla frasca, che gli autori (ignorando l'esistenza dell'espressione italiana per denominare tale tipo di ristoro vinicolo a carattere rurale) chiamano esclusivamente Buschenschank.
Altrettanto esclusivamente tedeschi, e questo aspetto è forse maggiormente comprensibile, sono i nomi delle tradizionali pietanze servite nei masi.
A pagina 72 però, proprio in fondo alla pubblicazione, per ovviare al monolinguismo è stato compilato un "Glossario delle pietanze contadine" dove si spiegano i significati dei nomi tedeschi dei vari piatti citati nel testo. Con teutonica pignoleria, non escludendo nemmeno l'internazionale e celeberrimo Krapfen.
Della stessa pignoleria, al contrario, non si trova traccia nella citazione della toponomastica. Per ogni maso consigliato, infatti, viene ovviamente fornita una descrizione degli accessi, con tanto di cartina corredata di avvicinamento stradale, aree di posteggio, punti di partenza delle passeggiate. E qui, si sono sostituiti decine di toponimi ufficiali in lingua italiana con il corrispettivo in tedesco. Non tutti, ma tanti. A scanso di equivoci: non si tratta affatto di microtoponomastica.
Bolzano, Merano, Bressanone, Bassa Atesina e Oltradige compaiono in italiano, ma non è così per molte altre denominazioni importanti. Per capire meglio, occorre elencare:
Roncolo è diventato Castel Runkelstein.
Altrettanto è accaduto per Firmiano, trasformato in castel Sigmundskron.
Il Colle viene citato esclusivamente come Kohlern.
Cologna ha diritto alla sola versione tedesca di Glaning.
Rencio viene citato con il solo Rentsch.
Sant'Osvaldo è stato trasformato in Passeggiata St. Oswald.
Particolare "accanimento" si registra riguardo all'altipiano del Renon: niente
Soprabolzano,
Longomoso,
Longostagno,
Collalbo,
Maria Assunta o
Auna di Sotto;
compaiono soltanto Oberbozen, Lengmoos, Lengstein, Klobenstein, Maria Saal e Unterinn. Colpiti dalla cancellazione anche molti siti culturali: si va dal venostano
Coira, chiamato Castel Churburg,
per proseguire con Monte Maria, diventato Abbazia di Marienberg,
per arrivare al caso limite di Novacella, dove addirittura la denominazione latina medioevale lascia il posto ad Abbazia di Neustift.
Ma non hanno diritto al toponimo italiano ufficiale nemmeno innumerevoli altre località:
Sinigo,
Burgusio,
Tarces,
San Valentino alla Muta,
Tel,
Rablà,
Foiana,
Naz,
Sciaves eccetera.
Poco importa, allora, che non vengano tradotte nemmeno indicazioni geografiche tipo Katzensteig (sentiero dei gatti), Schwefelquelle (fonte di zolfo), Kirchweg (sentiero della chiesa).
Il tutto, come detto, con il sostegno finanziario del Dipartimento all'agricoltura della Provincia, alle dirette dipendenze dell'assessore provinciale Hans Berger. Sarà interessante, come nel caso dei cartelli sui sentieri, sapere cosa ne penseranno i giudici della Corte dei conti. Il bilinguismo per gli enti pubblici è un obbligo.

lunedì, agosto 16, 2010

IO DONNA 7 AGOSTO 2010 (Corriere della Sera)

Claudio Sabelli Fioretti
Senza vergogna

Cartello di minoranza per non sbagliare strada


IL GOVERNATORE PER L'ALTO ADIGE LUIS DURNWALDER, il ministro degli Esteri Franco Frattini, il presidente della provincia di Trento Lorenzo Dellai, perfino Reinhold Messner. Tutti, insieme appassionatamente, a dire sciocchezze. La storia in sé sarebbe ridicola. L'Alpenverein, una specie di Cai in lingua tedesca, riceve l'incarico di rifare 36mila cartelli dei sentieri dell'Alto Adige. Li rifà, ma non bilingui come erano prima. Interviene Raffaele Fitto, ministro per le Regioni, invoca l'articolo 120 della Costituzione (potere sostitutivo del governo) e diffida Durnwalder. Ha 60 giorni per riparare all'errore e mettere i cartelli anche in italiano. Poi lo farà il governo. Durnwalder risponde:”Me ne frego”. Interviene Frattini (a che titolo?) a confermare la linea dura. Interviene Dellai a definire inquietante la decisione del governo. Interviene Messner a dire che la procedura della diffida è di stampo fascista (e perché mai?). Molti si mettono a ricordare l'errore di italianizzare i nomi tedeschi. Idiozia: qui si tratta di mettere entrambe le lingue sullo stesso cartello, serve solo per non sbagliare strada. Molti invitano a rispettare la sensibilità della minoranza linguistica senza imporre la volontà della maggioranza. Appunto: in Alto Adige la minoranza da rispettare è quella italiana, come l'Italia rispetta i diritti dei sudtirolesi. Il buonsenso, questo sconosciuto.

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mercoledì, agosto 11, 2010

ALTO ADIGE 11 AGOSTO 2010

La toponomastica e l’importanza del buon senso

PAOLO VALENTE
A proposito di nomi e toponimi si moltiplicano gli appelli all’uso del buon senso. Un segnale positivo. Vuol dire che l’interesse primario è legato ad una soluzione il più possibile condivisa e non all’utilizzo della materia come strumento di offesa politica, di autoaffermazione e di guerra. Però bisogna capire bene cosa si intenda per “buon senso”. Semplicemente la disponibilità al compromesso? A rinunciare ognuno a qualcosa “pro bono pacis”? A non insistere su certe posizioni che non si riesce a far passare, a lasciar perdere, ad occuparsi d’altro? Non sarebbe in tal caso un atteggiamento responsabile. Il “buon senso” non richiede studi complessi, grandi conoscenze, abilità particolari. Esso è patrimonio anche della cosiddetta “gente semplice” che riesce a cogliere al volo il senso di determinate situazioni. “Buon senso” significa essenzialmente saper valutare le conseguenze di una determinata azione.
 Facciamo un esempio: lanciare sassi da un cavalcavia. Tutti capiscono che può andare a finire male. Non occorrono studi particolari per stabilirlo, né commissioni o sondaggi.
E anche se un voto stabilisse che lanciare pietre sulla strada è una cosa che si può fare, le persone di buon senso continuerebbero a scuotere la testa. Altro esempio: è sensato andare a svegliare il can che dorme? La saggezza popolare suggerisce di no. Perché è facile comprendere cosa può succedere. Su quel cane si possono costruire teorie, si può indagare sul suo passato, si possono abbozzare analisi e aprire dibattiti, tuttavia prima di mettergli la mano sul muso chi è dotato di buon senso ci pensa due volte. Perché sa cosa rischia.
 Ora, se la questione toponomastica viene valutata alla luce delle conseguenze che possono provocare le soluzioni proposte, stiamo usando il buon senso. Altrimenti no.
 Viene da dire, tanto per cominciare, che chi vent’anni fa cominciò a tirare fuori il problema nei termini della cancellazione dei nomi italiani, non era dotato di buon senso. Le conseguenze oggi sono: l’aumento della diffidenza e dei pregiudizi tra i gruppi, un maggiore tasso di disagio nel gruppo italiano, un uso distorto della storia, l’indebolimento della componente italiana più disposta al dialogo, il rafforzamento della destra tedesca e delle sue argomentazioni. Ne valeva davvero la pena?
 Le conseguenze di un provvedimento che accetti il principio che una denominazione ufficiale bilingue possa diventare monolingue (come nella maggior parte delle proposte formulate in questi anni), quali sarebbero? Il venir meno del principio statutario del bilinguismo inteso come pari dignità tra le lingue. Una ferita difficilmente sanabile con effetti a breve e lungo termine nefasti per chiunque, non solo per il gruppo linguistico italiano.
 Le conseguenze di sondaggi e di decisioni distinte per ogni singolo nome? L’aprirsi di una serie infinita di contenziosi. Per ogni singolo toponimo potrebbe scoppiare una guerra, potrebbero essere inoltrati ricorsi e la storia andrebbe avanti in eterno. E’ questo che si vuole?
 Le conseguenze dell’equazione “nomi italiani” uguale “nomi fascisti” (o “di Tolomei”), quindi da sopprimere? La delegittimazione storica e morale non solo dei nomi ma dell’esistenza stessa della comunità italiana. Seguendo la medesima logica (ciò che è stato introdotto durante il Ventennio va cancellato) bisognerebbe radere al suolo la zona industriale, far saltare qualche centrale elettrica, piantare a patate l’ippodromo di Merano, insabbiare il lido, bombardare buona parte del capoluogo ed infine espellere dall’Alto Adige (nome, questo, da mettere all’indice) decine di migliaia di persone.
 Come si vede gli appelli al buon senso sono quanto mai urgenti. Una soluzione di buon senso non è così difficile da trovare. Si tratta, per cominciare, di rispettare il principio del bilinguismo (o trilinguismo). Mantenere i nomi nelle due o tre lingue laddove essi ci sono (indipendentemente da chi li ha creati ed introdotti) senza l’obbligo di tradurre i toponimi là dove essi non ci sono; applicare il plurilinguismo nelle nuove denominazioni, vegliare che l’uso del bi-trilinguismo sia rispettato. Punto. Le conseguenze? Ognuno si sentirebbe a casa. Ognuno sarebbe costretto a riconoscere ed accettare che viviamo in un condominio dove nessuno è più padrone di casa dell’altro, anche se riveste il ruolo di amministratore.

venerdì, agosto 06, 2010

ALTO ADIGE 6 AGOSTO 2010

IL COMMENTO

SVP E FALSI PROBLEMI
di Giorgio Delle Donne

Il disegno di legge riguardante la toponomastica dalla SVP costituisce una falsa soluzione ad un falso problema. Falso, perché la normativa è chiara ed il problema di decidere quanti toponimi italiani riconoscere è una pura speculazione politica, Visto che si tratta semplicemente di ufficializzare la toponomastica in lingua tedesca rispettando il bilinguismo.
Una falsa soluzione, perché il nucleo centrale della proposta, riguardante il tentativo di spostare la questione dal campo della politica al campo degli esperti, non risolve la questione, ma ne dilata ancora una volta i tempi della risoluzione. Il discorso potrebbe sembrare a prima vista condivisibile: dove i politici non trovano un accordo politico gli esperti sapranno dare una risposta scientifica.
Nulla di più sbagliato e demagogico. I1 discorso parte da una cieca fiducia nella scienza storica e linguistica. Io non ho mai creduto né alla neutralità della scienza né, tanto meno, alla neutralità della ricerca storica. Il che non significa affermare che né l'una né l'altra non siano importantissime per lo sviluppo dell'umanità. Ma penso che storicizzare la scienza sia più semplice ed utile che tentare di rendere scientifica la storia. La storia. Soprattutto quella delle regioni di confine contese tra stati nazionali, è spesso stata utilizzata per rivendicazioni nazionali, cosi come la linguistica in tutti i suoi settori, dalla toponomastica all'onomastica, all'odonomastica, alla dialettologia.
Basta ricordare la secolare questione sul ladino visto come lingua o come dialetto.
Ma come saranno scelti questi esperti? Per ricordare come viene vista, utilizzata ed amministrata la ricerca storica locale dalla Provincia, è bene ricordare che l'Archivio Provinciale, con il relativo ufficio per la toponomastica, dalla sua costituzione fino al 1998 dipendeva dall'Assessorato alla Cultura in lingua tedesca, ed in seguito è passato di competenza al Dipartimento dei Beni culturali, da sempre retto dall'Assessore alla Cultura in lingua tedesca. L'Ufficio occupa cinque ricercatori, tutti e cinque di lingua tedesca fino al 2004, mentre da allora occupa anche un italofono scelto dall' Assessora competente.
Oltre all'esperto dell'Archivio provinciale la commissione sarà composta da altri membri provinciali: un rappresentante della Ripartizione urbanistica, uno dell'Ufficio statistica ed uno del Libro fondiario, oltre ad un rappresentante del Consorzio dei comuni, tutti funzionari di amministrazioni locali estremamente etnicizzate e politicizzate, dove i margini di autonomia dal potere politico non sono paragonabili a quelli dell'amministrazione statale.
Io lavoro da oltre 30 anni come insegnante statale, ma la mia carriera non dipende dai miei rapporti con il Ministro della Pubblica Istruzione, che non ho mai conosciuto in vita mia ed ovviamente non mi conosce, mentre nelle amministrazioni locali il rapporto tra il funzionario ed il politico di turno è frequente e determinante, con un controllo, anche politico, molto marcato.
I Funzionari provinciali di lingua italiana sono scelti da politici a loro volta scelti dalla Südtiroler Volkspartei e quindi anche negli assessorati assolutamente italiani, come la scuola e la cultura, i funzionari, ben contenti se il loro assessore competente è assolutamente incompetente, così comandano loro, sanno che il loro assessore avrà vita breve ma il partito localmente dominante che controlla l'Amministrazione nella quale devono fare carriera assolutamente no.
Il rappresentante del Consorzio dei comuni, oltre ad avere col potere politico locale un rapporto molto stretto, dovrà rappresentare quella comunità di 114 sindaci dei 116 comuni dell'Alto Adige che nel gennaio del 2006 chiese all'Austria di inserire nella propria costituzione un riferimento esplicito al diritto all'autodeterminazione dei sudtirolesi. Da ricordare inoltre che moltissimi comuni hanno già anticipato la soluzione radicale dei progetto SVP di eliminare la toponomastica italiana. Ed è forse proprio per questo che la provincia, che solitamente non brilla per processi di decentramento decisionale, una volta ottenuto il potere dallo Stato e dalla Regione, ha deciso di coinvolgere i comuni.
Sulla composizione etnica della commissione - tre tedeschi, un ladino ed un italiano - i numeri parlano da soli per quanto riguarda le maggioranze possibili, quando non saranno all'unanimità per i motivi sopra esposti.
L'idea di consultare anche le popolazioni locali, in nome della democrazia partecipata, è un ulteriore offesa al diritto di tutela delle minoranze, quelle territoriali locali, non quelle nazionali, che stanno scomparendo da trent'anni, come la toponomastica bilingue, tra i silenzi imbarazzati dei loro rappresentanti politici cooptati al governo provinciale. Gli stessi rappresentanti politici che, nel 2003 e nel 2008, nei programmi di giunta provinciale, si sono impegnati a "giungere ad una soluzione accettabile per tutti e tre i gruppi linguistici, tenendo conto della proposta avanzata nella scorsa legislatura dal Presidente della Giunta provinciale e della SVP", e che ora fanno finta di stupirsi della stessa proposta.
********
Consistenza del gruppo linguistico italiano (dichiarazioni rese in occasione dei censimenti della popolazione, fonte Istituto provinciale statistica, Bolzano):

1971***137.759*** 33,3%*
1981***123.695*** 28,7
1991***116.914*** 26,5
2001***113.494*** 24,5

*(del tot. delle dich. app. al gruppo ling.)

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giovedì, agosto 05, 2010

TOPONOMASTICA IN ALTO ADIGE


IL DISEGNO DI LEGGE DELLA SÜDTIROLER VOLKSPARTEI
PESANTE ATTO DI DISCRIMINAZIONE

La Südtiroler Volkspartei dopo il rifiuto dell'accordo sui cartelli dei sentieri proposto dal ministro Fitto ha pensato bene di riproporre il suo disegno di legge, quello del 2007, con un bell'accorgimento.

Non bastava la composizione quasi esclusivamente tedesca della commissione per la toponomastica - con dei lacchè come membri -, qui viene dato un valore superiore alla cosiddetta toponomastica “storica” - così viene definita quella tedesca ovvero quella tedeschizzata - quasi che quella italiana e ladina siano entità artificiose, superflue e non appartenenti all'Alto Adige.

Come al solito il partito di maggioranza assoluta in Alto Adige vuole piccarsi di decidere per tutti, vuole decidere quali sono i nomi italiani che gli italiani possono usare e lo stesso discorso vale per quelli ladini.

Si pone in atto quindi una discriminazione bella e buona proprio una di quelle che si intende contrastare con la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

Il disegno di legge della Südtiroler Volkspartei è consultabile nel sito del consiglio provinciale di Bolzano (Disegno di legge provinciale n. 71/10 - Istituzione del repertorio toponomastico provinciale e della consulta cartografica provinciale).

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