Rai, a Bolzano giornalisti italiani contro Zeller
Proteste alla Rai Alto Adige sull'emendamento presentato del senatore Svp Karl Zeller al decreto legge n. 66 (il cd. Decreto Irpef sugli 80 euro, che deve essere convertito in legge), relativo all'art. 21, quello che riguarda la Rai. «Ci sembra un atto politico di notevole rilevanza e gravità», spiega il comitato di redazione (la rappresentanza sindacale) in lingua italiana, «cancellare la componente italiana dalla sede Rai di Bolzano».
«Questo - prosegue il Cdr - propone l'emendamento presentato da Zeller al decreto legge n. 66, lo stesso che sottrae 150 milioni di euro alla Rai ed elimina l'obbligo dell'azienda di articolarsi sul territorio con proprie sedi in ogni regione. Secondo il testo di Zeller, la sede di Bolzano dovrebbe garantire il servizio pubblico generale radiotelevisivo nella Provincia autonoma solo in lingua tedesca e ladina. Se l'emendamento venisse approvato, si creerebbero le condizioni per far sparire dall'Alto Adige l'informazione Rai in lingua italiana. Guarda caso, si vuole colpire la redazione che più volte, in questi anni, ha segnalato all'opinione pubblica i tentativi della Provincia di ampliare i propri poteri sulla Rai in modo contrario allo Statuto d'autonomia, alla normativa statale e ai principi di autonomia e indipendenza del servizio pubblico. Ma soprattutto si punirebbe il pubblico che paga il canone anche per avere un'informazione fatta dal territorio per il territorio, a favore di tutti i gruppi linguistici, con pari dignità».
«Tutto succede ad appena un anno e mezzo dalla firma della convenzione con Rai e Presidenza del consiglio dei ministri sul finanziamento dei programmi tedeschi e ladini, a dimostrazione che l'obiettivo ultimo della Svp e della Provincia non è solo quello (legittimo) di potenziare l'offerta del servizio pubblico per le minoranze linguistiche, ma anche quello (illegittimo) di diventare titolare del servizio pubblico e di controllare un'emittente radiotelevisiva, come invece vieta l'art. 8 dello Statuto di Autonomia», ricorda la nota del Cdr Rai Alto Adige e prosegue: «Non ci è sfuggito infatti che il disegno di legge costituzionale per la riforma dello Statuto, presentato dai senatori Zeller e Berger, in discussione a Palazzo Madama dal prossimo 30 maggio, voglia sopprimere proprio quella parte dell'art. 8 che esclude la facoltà della Provincia 'di impiantare stazioni radiotelevisivè. Ma stavolta c'è qualcosa in più rispetto al solito disegno di provincializzazione" della Rai.
L'emendamento infatti è firmato anche dai senatori trentini Giorgio Tonini (vice presidente dei senatori Pd), Vittorio Fravezzi (Upt) e Giorgio Panizza (Patt). Perchè chiedere il loro sostegno, visto che il riassetto delle sedi regionali della Rai auspicato dal Decreto legge non mette comunque a rischio la sede altoatesina, blindata dagli obblighi verso le minoranze linguistiche», si chiede il Cdr Rai Alto Adige.
«Il sospetto è che si riproponga lo stesso patto scellerato di spartizione del 1976, quando Svp e Dc trentina tentarono - tra mille polemiche - di dividersi il potere sulle radiotelecomunicazioni, delegando a Trento tutta l'informazione regionale di lingua italiana (il progetto si arenò anche per l'opposizione di Alcide Berloffa e della stampa di lingua italiana, e la Svp fu messa in minoranza in Consiglio provinciale). Oggi, come allora, sarebbe una scelta pericolosa dal punto di vista politico e culturale, perchè Bolzano rinuncerebbe alla sua trilinguità. Ma l'ipotesi è insensata anche in un'ottica di riduzione delle spese e dal punto di vista industriale, visti gli enormi investimenti compiuti dalla Rai sulla Sede di Bolzano. Uno dei pochi elementi di speranza è il fatto che il senatore Francesco Palermo, Presidente della Commissione dei Sei, non abbia firmato l'emendamento. Aspettiamo di sapere la posizione del governo e del Presidente della Provincia», chiude la nota del Cdr.
24 Maggio 2014 Fonte: L'Adige online
Proteste alla Rai Alto Adige sull'emendamento presentato del senatore Svp Karl Zeller al decreto legge n. 66 (il cd. Decreto Irpef sugli 80 euro, che deve essere convertito in legge), relativo all'art. 21, quello che riguarda la Rai. «Ci sembra un atto politico di notevole rilevanza e gravità», spiega il comitato di redazione (la rappresentanza sindacale) in lingua italiana, «cancellare la componente italiana dalla sede Rai di Bolzano».
«Questo - prosegue il Cdr - propone l'emendamento presentato da Zeller al decreto legge n. 66, lo stesso che sottrae 150 milioni di euro alla Rai ed elimina l'obbligo dell'azienda di articolarsi sul territorio con proprie sedi in ogni regione. Secondo il testo di Zeller, la sede di Bolzano dovrebbe garantire il servizio pubblico generale radiotelevisivo nella Provincia autonoma solo in lingua tedesca e ladina. Se l'emendamento venisse approvato, si creerebbero le condizioni per far sparire dall'Alto Adige l'informazione Rai in lingua italiana. Guarda caso, si vuole colpire la redazione che più volte, in questi anni, ha segnalato all'opinione pubblica i tentativi della Provincia di ampliare i propri poteri sulla Rai in modo contrario allo Statuto d'autonomia, alla normativa statale e ai principi di autonomia e indipendenza del servizio pubblico. Ma soprattutto si punirebbe il pubblico che paga il canone anche per avere un'informazione fatta dal territorio per il territorio, a favore di tutti i gruppi linguistici, con pari dignità».
«Tutto succede ad appena un anno e mezzo dalla firma della convenzione con Rai e Presidenza del consiglio dei ministri sul finanziamento dei programmi tedeschi e ladini, a dimostrazione che l'obiettivo ultimo della Svp e della Provincia non è solo quello (legittimo) di potenziare l'offerta del servizio pubblico per le minoranze linguistiche, ma anche quello (illegittimo) di diventare titolare del servizio pubblico e di controllare un'emittente radiotelevisiva, come invece vieta l'art. 8 dello Statuto di Autonomia», ricorda la nota del Cdr Rai Alto Adige e prosegue: «Non ci è sfuggito infatti che il disegno di legge costituzionale per la riforma dello Statuto, presentato dai senatori Zeller e Berger, in discussione a Palazzo Madama dal prossimo 30 maggio, voglia sopprimere proprio quella parte dell'art. 8 che esclude la facoltà della Provincia 'di impiantare stazioni radiotelevisivè. Ma stavolta c'è qualcosa in più rispetto al solito disegno di provincializzazione" della Rai.
L'emendamento infatti è firmato anche dai senatori trentini Giorgio Tonini (vice presidente dei senatori Pd), Vittorio Fravezzi (Upt) e Giorgio Panizza (Patt). Perchè chiedere il loro sostegno, visto che il riassetto delle sedi regionali della Rai auspicato dal Decreto legge non mette comunque a rischio la sede altoatesina, blindata dagli obblighi verso le minoranze linguistiche», si chiede il Cdr Rai Alto Adige.
«Il sospetto è che si riproponga lo stesso patto scellerato di spartizione del 1976, quando Svp e Dc trentina tentarono - tra mille polemiche - di dividersi il potere sulle radiotelecomunicazioni, delegando a Trento tutta l'informazione regionale di lingua italiana (il progetto si arenò anche per l'opposizione di Alcide Berloffa e della stampa di lingua italiana, e la Svp fu messa in minoranza in Consiglio provinciale). Oggi, come allora, sarebbe una scelta pericolosa dal punto di vista politico e culturale, perchè Bolzano rinuncerebbe alla sua trilinguità. Ma l'ipotesi è insensata anche in un'ottica di riduzione delle spese e dal punto di vista industriale, visti gli enormi investimenti compiuti dalla Rai sulla Sede di Bolzano. Uno dei pochi elementi di speranza è il fatto che il senatore Francesco Palermo, Presidente della Commissione dei Sei, non abbia firmato l'emendamento. Aspettiamo di sapere la posizione del governo e del Presidente della Provincia», chiude la nota del Cdr.
24 Maggio 2014 Fonte: L'Adige online
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