Toponomastica: contro i miti etnici
Contro i miti etnici è il titolo di un bel libro di Stefano Fait e Mauro Fattor sul sistema Alto Adige ed un capitolo è dedicato proprio alla toponomastica. Se si vuole capire veramente il modello di potere che domina l'Alto Adige si legga quel libro e si eviterà di cadere nella trappola nazionalista che la rappresentanza politica altoatesina di lingua tedesca tende ancor oggi alla classe politica nazionale.
Emblematico è il caso della toponomastica: i due maggiori partiti nazionali (PD e PDL) pensavano di risolvere una volta per tutte la questione della toponomastica in Alto Adige.
Detto fatto. Nel settembre 2010 a Bolzano l'allora ministro delle regioni Fitto sottoscrisse con il comandante dell'Alto Adige un accordo sui segnavia di montagna apposti dall'associazione alpinistica di lingua tedesca utilizzando di proposito quasi esclusivamente nomi tedeschi.
Non si raggiunse l'accordo su tutti i nomi, ma con il nuovo governo Letta la questione è ritornata in movimento e, sempre in ossequio alla tutela della minoranza di lingua tedesca, si è trovato l'accordo eliminando diversi nomi italiani. Il fatto inquietante però è che si è introdotta una gerarchia nella toponomastica dove i nomi tedeschi sono “storici” e quindi unici titolati ad essere ufficialmente utilizzati, mentre quelli italiani non sono “storici” ma “inventati” e quindi possono essere eliminati a piacimento.
Ma perché i partiti di lingua tedesca mirano ad eliminare i nomi italiani?
La risposta la dà proprio il libro di Fait e Fattor (riporto per sommi capi la tesi dei due autori del libro):
Il processo di smaterializzazione della centralità della terra e la questione della proprietà spinge le forze politiche di lingua tedesca verso “la nuda potenza del simbolo”, i nomi di luogo si prestano per riaffermare il controllo del territorio e la toponomastica italiana rende più difficoltosa la costruzione del percorso identitario collettivo. Vi è però anche un altro fattore ovvero la negazione di qualsiasi profondità temporale. Si assume quindi un atteggiamento antistorico in una dimensione misticheggiante, la mistica dello spazio tirolese. “Appena due dita sotto quella mistica del Volk che tanta parte ha avuto nelle fortune del nazionalsocialismo”, così Fait e Fattor.
Tirando le somme: lungi dall'aver garantito un diritto alla minoranza di lingua tedesca – che sarebbe soddisfatto attuando semplicemente quanto contenuto nello statuto d'autonomia – ancora una volta si è rafforzato il nazionalismo tirolese.
La via equa per affrontare la questione sarebbe stata quella di lasciar decidere ad ogni gruppo linguistico (italiano, tedesco e ladino) quale toponomastica vuole. Un processo certamente più democratico.

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